sabato 3 marzo 2018

L'antimafia dei professionisti

Giusto una riflessione pre-voto, da parte di un siciliano che non potrà tornare a casa per votare.
Inutile ragionare su come andrà a finire, però. Da siciliano rilevo che, dopo le regionali di novembre, è tornato il centrodestra unito che ha quasi sempre governato la mia regione. Nell'Isola ormai la partita sembra solo tra la nuova alleanza berlusconian-salviniana e il Movimento 5 Stelle. Dunque il centrosinistra e la sinistra sono fuori gioco. Per esclusiva colpa loro. Soprattutto del Pd.
Ma la riflessione che faccio è su ciò che c'è alla sinistra di Renzi. E su un aspetto che non è quasi mai stato sottolineato abbastanza. La Sicilia ha un suo elettorato di sinistra, certo, storicamente radicato in alcune zone soprattutto. Ora, però, chi votava a sinistra (sinistra, dico, non Pd...) si è buttato sui 5 Stelle. Eppure, com'è possibile che una delle regioni meno "rosse" che ci siano in Italia abbia espresso negli ultimi cinque anni i leader delle formazioni politiche a sinistra del Pd?
Nel 2013, l'accozzaglia di Rivoluzione Civile era guidata da Antonio Ingroia, tanto improbabile come tribuno quanto "movimentato" era da pm antimafia. Come andò, si sa. Adesso c'è Liberi e Uguali, un altro puzzle non troppo ben assemblato, ancora più esplicitamente anti Pd, considerata la provenienza della maggior parte dei suoi esponenti, candidati e leader-ini. "-ini", perché il leader dovrebbe essere Pietro Grasso, uno che a oltre 70 anni, e dopo un quinquennio da seconda carica dello Stato, dice di voler mettere in gioco "il ragazzo di sinistra" che c'è in lui. Lasciando perdere le persino ovvie battutine su chi comanda davvero ("ha i baffi, è intelligente e ha la barca a vela", secondo una memorabile battuta di Benigni?), è singolare che anche Grasso sia stato un procuratore antimafia, però di livello molto più alto di Ingroia (il quale a sua volta ora si presenta con l'improbabile Lista del Popolo per la Costituzione). I due non si amano affatto, oltretutto. Uno, il giovane Antonino, è uomo di piazza e "partigiano", l'altro, l'anziano Piero, si è costruito una impeccabile carriera istituzionale, "politica".
Ecco, per due volte di fila la sinistra italiana, variegata e inconcludente, si è affidata a ex magistrati antimafia, forse proprio per l'unica ragione che sono stati magistrati antimafia... In mezzo ci metto pure le ultime regionali, con Claudio Fava che è entrato all'Ars alla guida del suo movimento Cento passi per la Sicilia. Fava è vicepresidente della commissione Antimafia.
La riflessione: sarà pure legittimo – e lo è, altroché – criticare i metodi della selezione della classe dirigente degli altri partiti e schieramenti, a partire dai 5 Stelle, ma trovo ancora più grave l'incapacità della sinistra di scegliere leader veri e attendibili, anziché sventolare bandierine e dimostrare la distanza da quel poco di elettorato che le sarebbe rimasto. Qui non ha senso rivangare le solite polemiche sui professionisti dell'antimafia, ma parlerei dell'antimafia dei professionisti...
Due ex procuratori e un membro della commissione parlamentare. Come se a rappresentare l'antimafia dovessero essere solo i nomi istituzionali e non anche quelli che la fanno ogni giorno senza clamore. In Sicilia e non solo. E come se per essere di sinistra si dovesse dichiarare platealmente la patente dell'antimafia. Antimafia lo si è, non lo si fa.
Mi ricorda la risposta di Enzo Biagi a una domanda sulla nascita del Partito Democratico: «Pensavo che tutti i partiti fossero democratici»...

sabato 18 novembre 2017

Il silenzio dei colpevoli

Uno studio dell'Università di Zurigo, pubblicato cinque anni fa sulla rivista Annals of Epidemiology, diceva che "la morte preferisce i compleanni". L'analisi, effettuata sulle statistiche di 40 anni di decessi in Svizzera (2,4 milioni di persone), arrivava alla conclusione che le morti avvenute nei giorni di compleanno sono state il 13,8% in più rispetto a qualsiasi altro giorno dell'anno. Chiedere per informazioni a William Shakespeare o Ingrid Bergman.
Perché succede? Naturalmente è fortissima la componente del caso. Ma non solo: il fattore di rischio sale al 18% tra gli ultrasessantenni, a volte legato a una serie di tendenze psicologiche che favorirebbero il decesso, soprattutto tra gli uomini e gli anziani.
Ci si lascia andare alla tristezza, pare. Oppure, al contrario, c'è la "teoria del rinvio": resistere almeno fino al giorno del proprio compleanno e poi magari abbassare le difese. Questo, scrivevano gli studiosi svizzeri, capita in generale tra le persone gravemente ammalate. E poi ci sono quelli che muoiono pochissimi giorni prima o pochissimi giorni dopo il compleanno, naturalmente.
Insomma, un po' è il caso, un po' anche le coincidenze hanno un fondamento scientifico.
Dunque: un uomo, anziano, gravemente ammalato. Degnamente e dignitosamente assistito, peraltro. Ecco, Totò Riina stava per morire il giorno del suo compleanno. E invece, lui che se ne è sempre fregato di qualsiasi regola e non ha mai avuto rispetto per nulla in vita, ha fatto a modo suo anche in punto di morte, rinviando di un giorno. Giusto in tempo per ricevere gli auguri social del figliolo. Perché alla fine i Riina si lamentano e chiedono silenzio, ora. Silenzio, cioè la parola d'ordine della filosofia mafiosa dell'omertà. Chiedono silenzio però usano Twitter e Facebook per rivendicare un orgoglio di famiglia di cui francamente faremmo un po' tutti volentieri a meno.
Io, da parte mia, non dico altro sulla morte della belva di Corleone, criminale e stragista. Vogliono il silenzio? Lo avranno, se proprio ci tengono. Una forma singolare di garantismo... Ma non è oblio. Possiamo anche non parlarne più, signori Riina-Bagarella, ma star zitti non vuol dire dimenticare. Io continuerò a ricordare tutto lo schifo che ha commesso.
E ricorderò una persona straordinaria che al contrario è morta effettivamente il giorno del suo compleanno. Si chiama don Pino Puglisi. Lui è beato, Riina invece non avrà i funerali in chiesa. Giusto così, questo è l'unico silenzio che merita un boss.

lunedì 6 novembre 2017

Status qui pro quo

Dunque, qualche domanda, per quanto retorica.
Se alle regionali in Sicilia vince il centrodestra, però per governare ha bisogno dei voti di parte del centrosinistra, la colpa è della sinistra?
Se il Movimento 5 Stelle è il primo partito ma non riesce a governare, la colpa è solo della legge elettorale?
Se il centrosinistra perde malamente (perché - spoiler - HA PERSO), la colpa è del presidente del Senato che non si è voluto candidare, facendo "perdere tempo" alla coalizione?
Se a Matteo Renzi non è mai fregato granché della Sicilia, e di buona parte del Sud in generale, la colpa è solo ed esclusivamente del Sud e della Sicilia?
Se l'anonimo candidato di centrosinistra Fabrizio Micari ha perso, la colpa è del candidato di sinistra Claudio Fava e del governatore uscente Rosario Crocetta, nonostante Micari avesse designato il suo stesso assessore al Bilancio imposto da Roma?
Perché quasi nessuno ha parlato di immigrazione in campagna elettorale, nonostante la collocazione, non solo geografica, della Sicilia?
Perché anche la mafia è rimasta il solito convitato di pietra, nonostante Nello Musumeci abbia riproposto una vecchia frase di Paolo Borsellino e la sinistra abbia candidato il vicepresidente della commissione Antimafia?
Insomma, tutte queste domande hanno già tutte una risposta abbastanza chiara, appunto retorica. Quindi è piuttosto singolare che in questo continuo ping pong, tra rimpalli di responsabilità e pretese di aver vinto (in Sicilia, più ancora che in Italia, nessuno perde mai davvero alle elezioni...), nessuno dica l'unica vera verità: è successo quel che si sapeva sarebbe successo.
Perché Musumeci sarà pure una brava persona, ma dietro c'è Gianfranco Miccichè, architetto di qualsivoglia alleanza post-elettorale in Sicilia. Cinque anni fa furono i centristi-autonomisti di Miccichè a garantire la maggioranza all'Ars al sinistro Rosario Crocetta, ora saranno i centristi-moderati di alcune liste di centrosinistra a tappare quei piccoli buchi che separano Musumeci dal governare con relativa tranquillità.
Vero che il trasformismo lo "inventò" il lombardo Depretis, ma è con l'agrigentino Francesco Crispi che raggiunse grandi e ineguagliate vette. Se dall'Ottocento la Sicilia è la terra che più di tutte codifica la logica del ribaltone, milazzismo compreso, non c'è allora da meravigliarsi se anche stavolta andrà così. D'altra parte, forse il Pd se l'è dimenticato, ma le giunte regionali dell'impresentabile Lombardo si sono rette sulla convergenza del centro-sinistra (col trattino).
Sarà la mutazione genetica, sarà la retorica nuovista del renzismo, sarà quel che si vuole, ma se il centrosinistra perde in alleanza con Angelino Alfano, è mai possibile che da quelle parti non si faccia autocritica e anzi si imputi la sconfitta ad altri, persino alla seconda carica dello Stato, per Costituzione il vicepresidente della Repubblica? L'elettorato siciliano, lo disse non troppo tempo fa lo stesso Alfano, è tendenzialmente di centrodestra. Quindi, morale finale, la colpa è della sinistra...