domenica 19 maggio 2019

«Sono Mister Web, risolvo problemi»

Non ha nemmeno 30 anni, fattura 3 milioni di euro l’anno, dieci persone lavorano per lui, e il suo nome è ormai un brand. All’anagrafe si chiama Salvatore Aranzulla, classe 1990, originario di Mirabella Imbàccari, paesino a qualche chilometro da Caltagirone, in Sicilia, ma per tutti è aranzulla.it, uno dei siti web più visitati d’Italia. Non è un informatico né un programmatore («Sono un imprenditore e un divulgatore», precisa anche rispondendo ai suoi detrattori), anzi il suo obiettivo è «fornire soluzioni semplici a problemi semplici» con la tecnologia. Un modello di successo nato per caso, quasi per una sfida.
Come ha fatto Salvatore Aranzulla a diventare il marchio Aranzulla?
«Tutta colpa di mio cugino Giuseppe… È stato uno dei primi ad avere un computer, nel 2000. Mi prendeva in giro: ‘Io ce l’ho e tu non ce l’avrai mai’. Arrivata l’estate, i miei genitori volevano comprare un condizionatore ma io, appena vidi un computer, lo abbracciai e piansi finché non si convinsero a comprarmelo».
Una passione fin da piccolo.
«In realtà né io né i miei genitori sapevamo davvero cosa fosse un pc. Avevo 10 anni, dopo i compiti cercavo da autodidatta di capire come usarlo e risolvere i problemi che riscontravo. D’altra parte non potevo confrontarmi con altre persone».
Praticamente il primo utente di Aranzulla è stato… Aranzulla.
«Sì! Poi anche gli amici comprarono il loro pc e quindi chiedevano a me consigli e soluzioni. Mi resi conto che facevano quasi sempre le stesse domande (tipo: ‘come far funzionare la stampante’). Da qui l’idea di dare risposte per iscritto. Diventai uno ‘spacciatore di soluzioni cartacee’».
La svolta digitale?
«Nel 2002 Internet mi aprì un mondo. A 12 anni creai un primo spazio dove caricavo le risposte che davo agli amici. Una soluzione amatoriale: il blog era online solo se il pc era collegato a Internet. Una volta scomparve addirittura nel nulla, la connessione costava tanto e arrivò una bolletta pari al triplo dello stipendio di papà… che mi staccò il cavo. Poi ripresi a collegarmi di nascosto quando i miei andavano a fare la spesa. Ormai avevo capito il meccanismo e il sito continuava a crescere».
Di che cifre parliamo?
«Nel 2008, ogni mese 300mila italiani visitavano il mio sito».
Fu lì che pensò di farlo diventare il suo lavoro?
«Ebbi l’intuizione di inserire i banner pubblicitari accanto agli articoli gratuiti. Con i primi ricavi mi spostai a Milano. Volevo capire come trasformare la mia passione in un’impresa».
Quindi non ha una formazione da informatico?
«No, ho studiato Economia aziendale e management alla Bocconi. L’affitto e la retta universitaria erano pagati con i guadagni del sito. Il mio metodo era (ed è) il ‘sistema dei titoli’: dalle ricerche online degli utenti si individua l’argomento su cui scrivere un articolo. E aranzulla.it ebbe un boom che continua oggi».
Tradotto in numeri?
«Oggi il sito ospita oltre 10mila articoli ed è visitato da 700mila italiani al giorno. Ma la filosofia è la stessa di quando avevo 12 anni: sono come l’amico che cerca di dare soluzioni semplici ai problemi».
E infatti ci mette il nome e la faccia. Però ormai Aranzulla è un’impresa, non più l’hobby di un ragazzino.
«Fatturiamo 3 milioni. Ho 10 collaboratori esterni, sulla parte editoriale e su quella tecnica».
Ci sono domande ricorrenti?
«In realtà cambiano spesso, per esempio in base all’età degli utenti. Le esigenze sono molto semplici: ‘come scaricare musica’, ‘come si installa un antivirus’, ‘come si configura Facebook sul cellulare’. E poi, fino a qualche anno fa il 90% delle risposte riguardava il pc; oggi invece sono quasi tutte relative ai telefonini».
Il successo attira però anche invidie e critiche. Sa di avere molti detrattori?
«Io sono un imprenditore e un divulgatore, non un informatico o un programmatore. È una questione di target: chi mi critica è un addetto ai lavori e non ha naturalmente bisogno dei miei consigli».
Come chi ha persino cancellato la voce ‘Salvatore Aranzulla’ dalla Wikipedia italiana?
«Forse è gente che non ha altro da fare: le discussioni online per decidere la mia esclusione sono molto più lunghe di tutti i libri che ho scritto io in dieci anni. A me non interessa, basterebbero anche solo due righe: ‘Salvatore Aranzulla è un imprenditore nato il 24 febbraio 1990, proprietario del sito aranzulla.it’».


La ‘censura’ di Wikipedia (ma solo in Italia)
Nel maggio del 2016, Aranzulla si è trovato al centro di una polemica su Internet. La comunità italiana di Wikipedia, dopo lunghe discussioni online, ha deciso di eliminare la voce ‘Salvatore Aranzulla’ dalla versione italiana dell’enciclopedia libera. Motivo del contendere: secondo i detrattori non è un divulgatore scientifico e, dunque, non soddisferebbe i cosiddetti ‘criteri di enciclopedicità’ richiesti da Wikipedia, una delle tre ragioni che possono portare alla cancellazione di una voce dalla piattaforma (le altre sono la forma di scrittura e il contenuto auto-celebrativo). 
La replica dell’esperto del web: «Sono rosiconi, non mi interessa. Sarebbe bastato scrivere che sono un imprenditore proprietario del sito aranzulla.it». Il paradosso è che invece esiste la voce a lui dedicata sulle versioni inglese, tedesca, lombarda e persino in latino dell’enciclopedia online.


venerdì 10 agosto 2018

Igp Igp hurrà

Il cioccolato di Modica conquista il marchio Igp. Sono scaduti infatti i tre mesi entro i quali i Paesi membri dell'Ue potevano opporsi alla decisione preliminare presa dalla Commissione a maggio. Il problema maggiore era in teoria il fatto che la materia prima, il cacao, non è prodotta localmente. Ma è stato premiato l'ingegno. E il primato non è da poco: si tratta del primo cioccolato a ottenere un riconoscimento del genere in tutta Europa. Dunque dall'autunno il prodotto simbolo della mia città, retaggio della dominazione spagnola nel XVI secolo e dello xocoatl azteco (Sciascia disse di averne mangiato uno simile ad Alicante), potrà fregiarsi dell'Indicazione geografica protetta. Può essere fatto solo a Modica, e solo secondo quegli antichi procedimenti: pasta di cacao amara, aromi naturali (vaniglia, cannella, peperoncino i tre grandi classici), lavorazione a freddo (35-40°), niente latte, zucchero che resta granuloso, nessun procedimento di concaggio, cioè i trattamenti per rendere liscio e omogeneo il cioccolato. Insomma, un prodotto che di industriale ha ben poco.
Una tradizione che era stata dimenticata per decenni e solo grazie all'intuito e alla passione di pochi è stato restituito alla storia e alla cultura di Modica e non solo. "Cantore del cioccolato e del territorio", recita per esempio la lapide al cimitero di Modica di Franco Ruta, l'uomo che con l'Antica Dolceria Bonajuto ha contribuito a questo rilancio e a far conoscere Modica decisamente fuori dai confini della fu Contea. Fino a quindici-venti anni fa erano davvero pochi i maestri cioccolatieri a Modica, ora invece è una pletora di improvvisati e di commercianti che mettono sul mercato prodotti semi-industriali, in alcuni casi smaccatamente non rispondenti al disciplinare dal momento che ricorrono al concaggio. Quindi, come sempre, un marchio come l'Igp ("cioccolato di Modica", non cioccolato modicano) non è il punto d'arrivo ma si spera che sia l'opportunità per selezionare davvero la qualità e la genuinità del prodotto.

giovedì 21 giugno 2018

Palermo vince per Manifesta superiorità

Manifesta è la biennale d'arte contemporanea "nomade" con sede ad Amsterdam, ma che ogni due anni ha luogo in una città diversa d'Europa. E per il 2018, dal 16 giugno al 4 novembre, la città europea in questione è anche la capitale italiana della cultura: Palermo. Il weekend scorso ero lì, all'anteprima di Manifesta 12 per stampa e professionisti del settore. Da siciliano e da profano frequentatore dell'arte contemporanea, sono rimasto travolto dalla contraddittoria bellezza che Palermo - una delle poche vere capitali rimaste in Italia... - ha offerto alle migliaia di persone arrivate da tutto il mondo. Se non fosse per un furto da 15mila euro nella notte tra domenica e lunedì al Teatro Garibaldi, quartier generale di Manifesta 12, Palermo è riuscita in quel weekend a scrollarsi di dosso cliché e pregiudizi, offrendo invece la sua dolente ricchezza e il fascino della sua decadenza alle sperimentazioni dell'arte.
L'Orto Botanico, lo splendido Palazzo Forcella De Seta alla Kalsa, i palazzi Butera e Trinacria (quello dove Falcone e Borsellino furono immortalati sorridenti da Tony Gentile), l'Oratorio di San Lorenzo, Palazzo Ajutamicristo, Palazzo Costantino, l'Archivio di Stato alla Gancia... L'elenco sarà sempre incompleto: la città di Palermo, per evidente merito di uno sforzo lungimirante dell'amministrazione, ha presentato al pubblico i suoi gioielli, anche le sue ferite. Certi luoghi non erano praticamente fruibili fino alla settimana scorsa, ora invece ospitano una delle più importanti manifestazioni culturali d'Europa. Persino le periferie come lo Zen o le propaggini dimenticate di Costa Sud sono dentro il programma di Manifesta 12, al di là del salotto buono della città.
Orto Botanico
Santa Maria dello Spasimo
Oratorio dei Peccatori
Palazzo Costantino
Palazzo Forcella De Seta
Chiesa dei Santi Euno e Giuliano
Palazzo Ajutamicristo
Piazza Magione
Palazzo Butera
Inutile dire che qualcosa è forse da rivedere (troppi eventi collaterali non sempre ben comunicati, sovrapposizione di eventi e performance, qualche intoppo organizzativo soprattutto nel weekend inaugurale), ma anche alla Biennale di Venezia non è tutto sempre così perfetto. Di certo c'è che i luoghi sono incredibili, talvolta più interessanti delle opere che ospitano. Ma comunque alcuni interventi artistici sono notevoli. Il duo Masbedo, per esempio, all'Archivio di Stato e a Palazzo Costantino. O gli interventi urbani-agricoli di Cooking Sections. O Alberto Baraya e le sue teche di piante artificiali all'Orto. O Uriel Orlow a Palazzo Butera che parte da tre alberi simbolo della Sicilia - il pino di San Benedetto a Palermo, il ficus di Falcone, l'ulivo dell'armistizio di Cassibile - per raccontare la voglia di questa terra di essere sempre viva, nonostante tutto. O la performance trascinante di Marinella Senatore, tra balli di bambini, percussionisti, canti e acrobazie, bandiere e gonfaloni: una processione rumorosa per le vie di Palermo che ha spiazzato persino i palermitani abituati al traffico... E così via, in un confuso e parziale elenco.
Nella città dei mercati, dei paradossi, dei clacson, delle urla, delle urla e dei festoni, c'è spazio per tutti, anche durante Manifesta. "Il Giardino Planetario. Coltivare la Coesistenza". Effettivamente il tema di questa dodicesima edizione della biennale nomade è cucito su misura per Palermo. Ma in realtà forse solo a Palermo gli organizzatori olandesi avrebbero potuto trovare il terreno fertile per raccontare cosa vuol dire oggi accogliere, coltivare, far crescere, senza differenze. E senza paura di continuare a essere "tutto porto", come dice il nome greco della città.
Se volete capire i fenomeni geopolitici, sociali ed ecologici di oggi, andate in quel crocevia che è Palermo. Una città che è capitale che è arte contemporanea.

Cooking Sections, @Giardino dei Giusti

Marinella Senatore, Palermo Procession, @Chiesa dei Santi Euno e Giuliano

Marinella Senatore, Palermo Procession

Masbedo, Protocollo no. 90/6, @Archivio di Stato alla Gancia

Masbedo, Videomobile, @Palazzo Costantino

Patricia Kaersenhout, The Soul of Salt, @Palazzo Forcella De Seta

Peng! Collective, Call-A-Spy, @Palazzo Ajutamicristo

Rayyane Tabet, Steel Rings, @Palazzo Ajutamicristo