venerdì 31 dicembre 2010

Regione a status quo speciale

L'onorevole Francesco Cascio, presidente dell'Ars (Assemblea Regionale Siciliana), non ce l'ha fatta più. Con un atto d'imperio ha decretato lo scioglimento della commissione per la revisione dello Statuto autonomista. Il caro, storico, vecchio e citatissimo (non altrettanto applicato) Statuto del 1948.
L'organismo è stato istituito nel giugno 2008, ma a conti fatti si è riunito per sette ore complessive di lavoro nell'ultimo anno. Ritmi rilassati che manco ai tempi delle presunte ammuìne borboniche. Poche convocazioni, molte volte l'aula è rimasta vuota: in metà dei casi, i tredici componenti non si sono neanche presentati. La commissione è dunque talmente improduttiva che Cascio l'ha cassata, dopo averci già provato invano nel 2009. Costo della "nuova costituente": 166.640 euro solo per i gettoni di presenza.
Qualcuno la butta, come sempre, in polemica politica e/o partitica: il presidente Cascio è del Pdl, ormai all'opposizione della giunta Lombardo, mentre a capo della commissione c'è (c'era) il finiano Alessandro Aricò.
È in casi come questi che un siciliano si trova a riciclare la frase più abusata, fraintesa, decontestualizzata, del suo "bagaglio culturale":
«Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi»
(Tancredi Falconeri; Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo)

giovedì 30 dicembre 2010

Dall'Alpi alla Favorita, dall'Adriatico al Tirreno

La sempre più nutrita colonia di calciatori sloveni al Palermo - prima Iličić e Bačinović, ora anche Kurtić e Anđelković - mi ha fatto supporre maliziosamente che il presidente Maurizio Zamparini avesse qualche interesse extra-sportivo in Slovenia. Invece EmmeZeta mi ha stupito e l'ha detto proprio senza giri di parole: in Slovenia non andrebbe in vacanza (anche se è a una trentina di chilometri da casa sua), ma ha già preso contatti con alcune persone per fare affari lì. Lo ha pure dichiarato a Dnevni Slovenija, un giornale di Lubiana.
E io che credevo di pensar male...

mercoledì 29 dicembre 2010

Chista è 'a zita

«Papà è andato via di casa oggi / Ha detto che non sarebbe mai più tornato / Non sarebbe mai stato la seconda scelta di nessuno / Solo perché mamma ha un'amica particolare»

Nicosia, provincia di Enna, non la capitale di Cipro: il locale tribunale prende una decisione che potrebbe costituire un precedente importante nell'affidamento dei figli di coppie separate. Tutto nasce dal ricorso di un uomo di un paesino dell'ennese, che chiedeva l'affidamento esclusivo dei figli piccoli, perché la moglie avrebbe una relazione extraconiugale... con un'altra donna.
Il ricorso è stato respinto, la motivazione del marito è irrilevante: l'omosessualità della signora - "laddove non comporti pregiudizio per la prole" - non costituisce dunque ostacolo all'affido condiviso, i bambini potranno stare anche in casa da lei. Contano i comportamenti in concreto, non l'orientamento sessuale.
Il giudice Alessandro Dagnino ha comunque sottolineato che l'atteggiamento del marito tradito non va inteso come discriminatorio nei confronti della (ex) moglie, anzi in questa fase è "umanamente comprensibile per il disagio conseguente al fallimento dell'unione matrimoniale, tenuto conto del contesto sociale di un piccolo centro".
L'ordinanza sembra progressista, in un certo senso, ma io mi chiedo: e se la donna avesse avuto un amante, anziché un'amante?
«Ma la mamma adesso ha una ragazza, caro mio»
P.S. Per i non bilingue o comunque per i nati a nord dello Stretto, la zita è la fidanzata, la promessa sposa. Questa è la fidanzata, chi la vuole se la sposi. Se ti va bene è così, sennò niente.

martedì 28 dicembre 2010

I cognomi sono puri accidenti

Se Lucia Borsellino si chiamasse in un altro modo, adesso nessuno discuterebbe della sua nomina a direttore generale del dipartimento per le attività sanitarie della regione Sicilia.
La figlia di Paolo, uno dei pochi veri Eroi di questo Paese, è riconosciuta da tutti come un'eccellente professionista del settore. Laureata in farmacia, 41 anni, quasi venti passati nell'amministrazione regionale. Ha gestito l'ufficio del "piano di rientro" scongiurando il commissariamento, azzerando il deficit e facendo risparmiare 150 milioni di euro in tre anni per l'acquisto di farmaci ospedalieri.
Le competenze non si discutono, la discrezione e la professionalità ancora meno.
A qualcuno però non va bene il nome, anzi il cognome. C'è chi la butta sul piano "brunettiano", perché la Borsellino avrebbe scavalcato senza concorso eventuali aspiranti dirigenti. Un po' quello che rimproverarono a suo padre ai tempi della polemica sui "professionisti dell'antimafia"... Chi invece non ce la fa proprio a vedere affiancato il cognome Borsellino al governo Lombardo.
Un po' (anzi, più di un po') capisco i secondi. Lasciamo perdere la genesi assurda dell'ultima - solo in senso cronologico - giunta regionale, dunque tralasciamone la composizione arlecchinesca. Ma il governatore è al centro di indagini su presunti rapporti con la mafia, e inevitabilmente non si può non storcere il naso. Nella/e giunta/e Lombardo sono passati altri nomi dell'antimafia. Il responsabile della Sanità è ancora Massimo Russo, magistrato prestato alla politica. Caterina Chinnici, figlia del giudice Rocco ucciso nel 1983, è assessore alle Autonomie locali e alla Funzione pubblica. Marco Venturi, prima di diventare assessore alle Attività produttive, era conosciuto per le battaglie antiracket in Confidustria Sicilia. Nel Pd, il principale sponsor dell'alleanza con Lombardo è il senatore antimafia Giuseppe Lumia.
Qualcuno fa il nome di Russo come ipotetico traghettatore se il presidente dovesse lasciare per le inchieste della Procura di Catania.
Non credo affatto che questi professionisti e stimati esponenti della società civile siano improvvisamente impazziti. Io però non nascondo un certo disagio (eufemismo, ndr). E con me tanti elettori e simpatizzanti del centrosinistra. Poi ci sono quelli che ne hanno dette di tutti i colori a Russo, Chinnici, Venturi, ma ora plaudono alla nomina della bravissima Lucia Borsellino.
Buon lavoro, dottoressa.

Aggiornamento di ottobre-novembre 2012. Lucia Borsellino è assessore alla Sanità della giunta regionale di Rosario Crocetta. Una scelta "sofferta e meditata", ha detto in conferenza stampa il 13 ottobre, quando già si sapeva, prima del voto, che Crocetta l'aveva scelta per quel ruolo. «Quello che chiedo a tutti è di avere almeno il buon gusto di non usurpare un nome e un cognome che negli ultimi 20 anni sono stati abusati, spesso proprio da coloro che la legalità l'hanno sbandierata senza praticarla». Niente strumentalizzazioni, solo rispetto. Rispetto per un nome e per una professionista.
Buon lavoro, dottoressa.

lunedì 27 dicembre 2010

Un terno al totocalcio

Qualche giorno fa, a Modica un pizzaiolo ha vinto centomila euro con un gratta e vinci da cinque euro. Buon per lui. Ha speso poco e ha guadagnato tanto.
Non va sempre così. Eppure i giocatori abituali, per non dire quelli incalliti, non smettono di tentare la fortuna nonostante le limitate possibilità di vincita e le grandi somme di denaro investite. E le ricevitorie aumentano un po' ovunque. In Sicilia in particolare.
Lo confermano i dati diffusi dall'Agenzia Giornalistica Concorsi e Scommesse (Agicos). Se si escludono Roma, Milano e Napoli, sono in generale le regioni del centro-sud a vantare i primati nelle classifiche delle città dove si scommette e si gioca di più: Lotto, Superenalotto, Bingo, scommesse, lotterie varie. I dati più sorprendenti sono quelli sulla spesa pro-capite nel 2010 per gratta e vinci e lotterie. Qui spopolano Puglia e Sicilia. La media nazionale è di 165 euro. A Brindisi invece se ne sono spesi 357, praticamente un euro al giorno. Seguono Foggia (314), la prima delle siciliane Trapani (309), poi il capoluogo pugliese Bari (294), a sorpresa la "mia" Ragusa con 291 euro precede di poco Messina (289) e Taranto (286). La prima del nord è Lodi con "appena" 210 euro.
Interessante anche il dato sulle newslot, le macchine da bar approvate dai Monopoli di Stato. Le città siciliane in questo caso occupano gli ultimi posti, a causa della stimata alta incidenza del gioco illegale.
Numeri a parte, non ci sarebbe molto da esultare per questi primati, soprattutto se si confrontano con i magri risultati delle classifiche per la qualità della vita, che relegano la Sicilia e quasi tutto il sud sul fondo delle graduatorie. Evidentemente non siamo messi bene, se le uniche speranze sono le scommesse e le lotterie.

sabato 25 dicembre 2010

La costituzione del Lombardo-Siculo

"Torniamo allo Statuto". Così diceva nel 1897 il deputato toscano Sidney Sonnino, auspicando che una lettura restrittiva dello Statuto Albertino potesse porre un freno ai poteri del parlamento. Quello Statuto era stato promulgato nel 1848.
Cento anni dopo entra invece in vigore un altro statuto, quello autonomistico siciliano.
"Torniamo allo Statuto". Così immagino potrebbe dire il governatore Raffaele Lombardo. Oddio, più che tornare allo statuto, sarebbe forse meglio incominciare ad applicarlo. Lo Statuto del 1948 ha rango costituzionale, e Lombardo ha minacciato di andare alla Consulta se sarà ancora disatteso dal governo nazionale.
L'articolo 21, comma 3, stabilisce che il presidente «col rango di Ministro partecipa al Consiglio dei Ministri, con voto deliberativo nelle materie che interessano la Regione». L'avvertimento è chiaro: se il governo insiste a non invitarlo alle riunioni che riguardano la Sicilia, Lombardo impugnerà le delibere davanti alla Corte Costituzionale. Il presidente della Regione se l'è presa anche per i fondi strutturali per le opere pubbliche, che in Sicilia non sarebbero mai arrivati.
La polemica e le minacce sembrano però strumentali e puramente politiche. Decenni di politica siciliana clientelare e para-mafiosa hanno bellamente ignorato l'esistenza dello statuto autonomista. Lombardo è a capo del cosiddetto Movimento per l'Autonomia, ovvio che adesso ne faccia una sua bandiera, anche retorica. La sua presa di posizione, però, suona più come la conferma che dopo la sfiducia dell'Mpa al governo Berlusconi, non mancheranno frizioni con Palazzo Chigi, che non ha gradito affatto l'accordo tra Lombardo, i finiani, l'Udc e la sparuta truppa rutelliana (con l'appoggio esterno del Pd) per il quarto governo regionale in due anni e mezzo.
Intanto la giunta ha varato l'esercizio provvisorio per tre mesi. La costituzione siciliana (art. 19) prevede che il bilancio della Regione venga approvato non oltre il mese di gennaio.
Ecco, appunto: "Torniamo allo Statuto".

venerdì 24 dicembre 2010

Legea e dură, dar e lege

 «Alberi massacrati. Sorgono case. Facce, facce dappertutto. L'uomo si estende. L'uomo è il cancro della terra» (Emil Cioran, L'inconveniente di essere nati, 1973)
A volte la legge è dura, ma è pur sempre la legge. Con risvolti paradossali e curiosi.
Questa storia inizia in Romania, dalle parti di Botoşani, prosegue a Vittoria, provincia di Ragusa, e verosimilmente finirà ancora in Romania.
Dan Constantin Gheorghita ha 36 anni ed è stato arrestato tre giorni fa dalla polizia durante un controllo nei pressi dello stadio comunale di Vittoria. Le autorità rumene avevano emesso un mandato di cattura europeo dopo che nel 2006 Gheorghita era stato condannato dal tribunale di Botoşani a dieci anni di carcere. Il cittadino rumeno era riuscito a scappare in Italia ed evitare l'arresto in patria.
Il reato contestato è "taglio illegale di alberi" (sic). Nel 2004 aveva tagliato 22 alberi d'ulivo, causando un danno di 150 euro al proprietario delle piante. Ora si trova in carcere a Ragusa, in attesa di essere estradato.
Dura lex, sed lex. In Romania.


P.S. Ieri a Modica è stato condannato Anis Khalifa, tunisino di 22 anni, che nel marzo scorso ha violentato, picchiato e derubato una dottoressa alla guardia medica di Scicli. Rito abbreviato, sconto di un terzo di pena: condanna a dieci anni di reclusione (sic).

P.S. 2 Emil Cioran era rumeno

giovedì 23 dicembre 2010

Renne e gazzelle, carbone e manette

Chi non crede all'esistenza di Babbo Natale forse dovrà cambiare idea e prendere atto che il pancione barbuto è davvero simpatico e buono.
Ecco cosa è successo a Tremestieri Etneo, comune dell'hinterland catanese.
Fuori da un negozio un Babbo Natale distribuisce caramelle ai bambini. Ma in realtà è un carabiniere sotto copertura, che si trova lì per arrestare Salvatore Politini, estorsore del clan Santapaola-Ercolano. Da dieci anni la famiglia mafiosa catanese riscuote il pizzo dal negoziante. Anche stavolta Politini era lì per ritirare la "rata" mensile. Però ha trovato il carabiniere con la strana divisa pronto a intervenire e ad arrestarlo in flagranza di reato. Non prima di avergli offerto un dolcetto.
Il negoziante non aveva mai denunciato l'estorsione, ma i carabinieri sospettavano da tempo che fosse vittima del pizzo. Le telecamere di sorveglianza hanno confermato che Politini non fosse un cliente casuale né un rappresentante di commercio.
Così come quel simpatico pancione barbuto non era davvero Babbo Natale. Però se fossero tutti come lui, quasi quasi comincio a crederci anch'io...

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lunedì 20 dicembre 2010

Deus ex machina del fango

E poi uno dice che in pensione ti riposi e non hai preoccupazioni. Guido Bertolaso non può neanche godersi i lunghi attimi di relax che la fine dei suoi incarichi pubblici dovrebbe regalargli. C'è chi lo rimpiange e lo rievoca al primo accenno di emergenza, chi invece non gli risparmia critiche pure aspre.
Adesso a Messina gli hanno anche assegnato un premio che non definirei lusinghiero. "Pezzo di fango". No, non è un insulto velato, è proprio il nome del premio che l'associazione locale Museo del Fango ha conferito all'ex capo della Protezione civile. Motivazione: è il rappresentante istituzionale che meno si è impegnato nella salvaguardia del territorio. Strano, ricordavo che lui fosse tra i più attivi nel "governo del fare"...
L'associazione ha organizzato mostre e dibattitti sull'alluvione del 2009 a Giampilieri (31 morti e sei dispersi), con annessa premiazione ai cittadini - scelti tra una rosa di venti nomi - che si sono prodigati di più nell'aiuto alla popolazione colpita. Il genio civile di Messina ha vinto il premio Zanclea d'oro, mentre a Bertolaso è toccata l'onorificenza peggiore.
Secondo il capo del governo di cui è stato sottosegretario fino a un mese fa, Bertolaso era vittima della "macchina del fango" quando è stato coinvolto nelle varie inchieste su corruzione, appalti e grandi eventi.
Il fango, appunto. Dante l'avrebbe definito contrappasso, no?

domenica 19 dicembre 2010

Nati con le Camicie

Ormai non manca tanto. Il conto alla rovescia verso i grandi (?) festeggiamenti per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia volge al termine, marzo è vicino. Il punto interrogativo nella frase precedente non è sintomo di revanscismo borbonico. Certo, "Italia unita" a volte sembra una contraddizione in termini ma, battute a parte, mica spero di rivederla divisa. Almeno io no.
Però davvero non so come spiegare le iniziative che la regione Sicilia sta organizzando in vista del prestigioso compleanno. Il ricordo della spedizione garibaldina è nell'agenda di tante amministrazioni in giro per l'Italia, ma a Palermo diventa addirittura un pretesto per celebrare l'autonomismo siculo. Insomma, per la/e giunta/e di Palazzo d'Orleans la campagna dell'Eroe dei due Mondi è ora motivo di orgoglio "nazionalista", dopo che per due anni è stata condotta una propaganda quasi-anti-unitaria, culminata con una specie di revisionismo toponomastico in alcuni paesi. Quella vicenda storica è sempre stata ammantata di retorica, è vero; i fatti di Bronte, con la repressione dura compiuta degli uomini di Nino Bixio nel 1860, sarebbero già sufficienti a rivedere molti dei giudizi sulle azioni delle Camicie Rosse. D'accordo, ma rimettere in discussione quella pagina di storia non vuol dire strumentalizzarla in questo modo.
Il logo comunque è carino, chissà se Lombardo imiterà Berlusconi e lo sfoggerà su una cravatta...

venerdì 17 dicembre 2010

Raccomandate²

Un po' tutti odiamo fare la fila alle Poste, no? E odiamo ancora di più quando qualcun altro ci supera nella fila, giusto? Bene, due anni fa all'ufficio postale di Modica Alta hanno trovato un modo particolare per risparmiare tempo. Io però non lo consiglierei.
Nel 2008 il direttore di quell'ufficio, insieme a due dipendenti, riservò un trattamento di favore a due imprenditori modicani. I due, commercianti di piante e fiori, dovevano mandare a mezzo raccomandata dei plichi (parlo da perfetto burocrate delle poste-e-telegrafo) per ottenere contributi della Regione Siciliana. Siccome tra i criteri fondamentali per la selezione c'erano anche la data e l'orario di partenza delle raccomandate, i signori Iemmolo e Licitra insistettero per far accettare la spedizione fuori orario d'ufficio, a svantaggio degli altri clienti. Ci tenevano proprio a quei contributi, evidentemente.
Il direttore Delibera (no, non è soggetto+verbo, Delibera è il cognome) e i dipendenti Scribano e Magliocca ora sono stati rinviati a giudizio dal tribunale di Modica per abuso d'ufficio aggravato in concorso con i due imprenditori frettolosi.
Visto cosa succede a saltare la fila alle Poste? Facciamo passare avanti solo le vecchiette, casomai.

mercoledì 15 dicembre 2010

Infarto calibro 7,65

Giuseppe Licitra, titolare di Radio Centro Vittoria, non è stato ammazzato dalla mafia. Ammetto di aver pensato subito che la sua morte violenta smentisse clamorosamente la convinzione - quasi ideologica - che in provincia di Ragusa non esista la mafia. Sembra che Licitra sia stato ucciso dal suo avvocato Francesco Scribano, che si stava anche occupando delle pratiche per la separazione del dj dalla moglie. Quindi la mafia non c'entra davvero. Anche se nel ragusano c'è, beninteso.
Finita la divagazione introduttiva.
L'aspetto più incredibile (assurdo, grottesco, tragicomico, fate un po' voi) della vicenda è però quello che è successo al pronto soccorso dell'ospedale Guzzardi di Vittoria. Licitra aveva due fori di proiettili, uno sotto l'ascella e uno sul braccio. Non so come, ma non sono stati visti. Diagnosi: infarto. Sul serio, ci sono voluti gli addetti dell'agenzia di pompe funebri per capire che non si trattava di morte naturale.
Il motto di Radio Centro Vittoria è "la Radio del Cuore" e pure il suo logo è un cuore sorridente e canterino. Il cuore di Licitra non ha retto, certo, ma perché gli hanno sparato due colpi di pistola da meno di due metri. Altro che miocardio.

Bene immobili

Siano benedette le classifiche.
Nella top ten delle strade più incasinate d'Italia svetta il mitico e mitologico viale della Regione Siciliana, a Palermo. Dodici chilometri di strada, intasata quasi tutti i giorni dell'anno. Credo che non facciano eccezione i bisestili.
La circonvallazione del capoluogo siciliano ha due corsie per senso di marcia e molti meno semafori rispetto al passato. Eppure 84 ore alla settimana, cioè 12 al giorno (festivi compresi), è semplicemente bloccata. E dire che è nata con il piano regolatore del 1962, quello che portò al "sacco di Palermo"...
Negli anni Ottanta si progettava di riqualificarla, sono rimasti solo i pilastri dell'ipotetica sopraelevata.
La notizia però non dice nulla di nuovo. Non parlo di profezie, ma non vi pare che qualcuno l'aveva già detto quasi vent'anni fa che a Palermo la circolazione è congestionata?


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P.S. Una mattina di sei mesi fa ho percorso viale della Regione Siciliana e ho impiegato solo un quarto d'ora. Però giuro che non è mia intenzione smentire l'autorevole classifica. Stilata dall'Osservatorio Tom Tom, quasi dimenticavo.

martedì 14 dicembre 2010

Saracinesche

Strane leggi ha il commercio, in Sicilia. Alcuni negozi chiudono, altri riaprono. Soprattutto in senso figurato.
L'altroieri tutto il paese di Corleone si è stretto al dolore di una famiglia e i negozi hanno chiuso per lutto, in segno di rispetto. Niente di strano, a dire il vero, nemmeno se il defunto si chiamava Simone Provenzano. Fratello di Binnu-Bernardo. Un emigrante di ritorno, una vita in Germania e una serena vecchiaia nel paese natale. Non aveva nulla a che fare con gli "affari" dell'illustre parente, ma è anche vero che la polizia capì che Binnu era a Corleone dopo aver sentito Simone al telefono riferirsi a "iddu", a lui. Ecco, a Corleone hanno abbassato le saracinesche e tutto il paese in corteo dietro il feretro, vigili urbani compresi.
Super-realista il sindaco Nino Iannazzo che minimizza: «I vigili facevano solo viabilità, come per ogni funerale. E quelle saracinesche abbassate sono solo per scaramanzia. Vecchie innocue tradizioni, niente altro».
Qualcuno al contrario si lamenta e si preoccupa. «A Corleone certa gente non perde il vizio di ossequiare i boss e i loro parenti», dice il sindacalista Dino Paternostro.
A Palermo, invece, qualcuno sta cominciando a perdere un altro vizio. Quello di pagare il pizzo. Tutto è partito dai pizzini decifrati dei Lo Piccolo, ma soprattutto dalla denuncia dei commercianti vittime del racket. La vittoria della società civile, della polizia, della magistratura, è anche la vittoria di Addiopizzo, fondamentale nel supporto alle indagini che hanno portato a 63 arresti tra le principali famiglie mafiose della città.
A Palermo i negozi possono riaprire, possono respirare, l'aria sembra cambiare sul serio. Si rialzano le saracinesche dopo le "chiusure per lutto". E qui non c'entra davvero nulla la scaramanzia.

lunedì 13 dicembre 2010

Radio Padania Sicula

Partiamo dalla geografia. Modica e altre zone della provincia di Ragusa si trovano poco più a sud di Tunisi. La vicinanza è tale che non è strano ascoltare ogni tanto le radio tunisine e maltesi. Invece è un po' più strano, quasi inspiegabile, che nel circondario modicano si sentano da qualche tempo le frequenze di una radio oggettivamente improbabile nella provincia più meridionale d’Italia. Anche se il segnale non è “pulito”, sintonizzandosi sui 93.90 MHz, l’ascoltatore proverà la sorpresa di imbattersi in propaganda anti-immigrati, attacchi antimeridionali e dialetti del Nord Italia. In provincia di Ragusa è arrivata Radio Padania Libera (RPL), l’emittente di partito della Lega Nord.
Come pubblicizza anche sul suo sito, Radio Padania trasmette in Sicilia nell’isola di Lampedusa, ma lì la Lega è sbarcata anche politicamente: il vicesindaco è la senatrice del Carroccio Angela Maraventano. Una nuova frequenza è spuntata anche a Palermo. Eppure nel resto della regione la radio leghista spopola, anche se ufficialmente non esiste.
La spiegazione sta tutta in una piccola norma inserita nella finanziaria del 2001, secondo governo Berlusconi. Grazie a un emendamento presentato dal fondatore dell’emittente, il deputato leghista Davide Caparini, Radio Padania Libera può attivare quasi liberamente nuovi impianti fm sul territorio nazionale senza chiedere preventive licenze al ministero o agli ispettorati regionali, purché non interferiscano con frequenze già esistenti.
Radio Padania è considerata una emittente “di servizio” e “comunitaria”, cioè non commerciale e utile alla comunità, come altre radio appartenenti ad associazioni o a fondazioni culturali, politiche o religiose. Radio Padania può dunque occupare nuove frequenze nazionali per completare la sua copertura, in deroga alla normativa vigente. L'altra grande beneficiaria è Radio Maria.
Accesso facile facile alle frequenze “terrone”, dunque. Ma non si comprende apparentemente il perché. Solo apparentemente. La norma prevede che dopo novanta giorni dall’attivazione dei nuovi impianti, le emittenti radiofoniche comunitarie diventano a tutti gli effetti “autorizzate”, cioè proprietarie della frequenza, che possono rivendere o scambiare anche da subito. Ecco perché RPL ha effettuato quello che il suo stesso amministratore delegato, il senatore lumbard Cesare Bossetti, ha definito “shopping meridionale”. Radio Padania conserva in effetti le frequenze per poco tempo, solo alcune settimane, permutandole con altre radio, ma anche vendendole ai network nazionali commerciali che per legge non possono acquisire impianti e frequenze: Radio 101 (gruppo Mondadori), RTL, Radio Italia, Radio Dimensione Suono, Radio Montecarlo.
Solo il tempo – ma non bisognerà attendere troppo, evidentemente – saprà dire quanto ancora si potrà “godere” in provincia di Ragusa delle trasmissioni radiofoniche padane, ascoltare i consigli dell’Automobile Club Padano, informarsi con i notiziari in una imprecisata lingua del Nord, o semplicemente accodarsi alle telefonate degli ascoltatori che augurano “buona Padania a tutti”.
Forse meglio il radiogiornale di Tunisi o di Malta.