martedì 5 aprile 2011

Diritto incivile

Nel 1926 l'Italia si è impegnata a firmare a Ginevra la convenzione sull'abolizione della schiavitù. L'applicazione concreta di quel principio si avrà in pieno avventurismo coloniale: nel 1935 il regime abolisce la schiavitù in Abissinia. Dodici giorni dopo lo scoppio della guerra italo-etiopica, sette mesi prima della conquista di Addis Abeba e la proclamazione dell'Impero. Insomma, non proprio un esempio di coerenza. Ciò non toglie che l'Italia sia uno dei tanti Paesi – quasi tutti – che hanno accolto i principi dell'abolizionismo. Purtroppo nuove forme di schiavitù sono diffuse in tutto il mondo, e ormai non solo nelle aree povere e sottosviluppate. Nel mondo "civile", poi, il fenomeno coinvolge anche i cosiddetti insospettabili, gente stimata e rispettabile, professionisti in vista. E i nuovi schiavi sono quasi sempre immigrati.
Una pessima storia arriva da Partinico, in provincia di Palermo. Sinkh, bracciante indiano di 38 anni, aveva trovato lavoro in una fattoria in contrada Coda di Volpe. Il proprietario e datore di lavoro è un noto avvocato civilista palermitano, Fabio Tringali. Paga discreta, 500 euro al mese. Sperava di ottenere il permesso di soggiorno grazie al contratto. E invece si è ritrovato a fare da servo, anzi da schiavo, nelle stalle dello stimato Tringali. L'avvocato 43enne è stato arrestato dai carabinieri di Partinico che lo hanno rintracciato dopo alcuni giorni di "scomparsa". Pur essendo civilista, immagino che abbia un'idea del codice penale: l'articolo 600 prevede dagli otto ai venti anni di carcere per riduzione in schiavitù.
Lo scorso novembre Sinkh aveva denunciato le violenze fisiche dell'avvocato, ma i carabinieri non erano riusciti ad arrestare Tringali. Da quel momento è partita l'indagine. Si è scoperto che i vicini dell'avvocato sapevano delle violenze: nessuno aveva mai denunciato. Ora quei racconti sono diventati la conferma alla denuncia di Sinkh.
A Tringali potrebbe non bastare uno stimato collega.

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