martedì 9 aprile 2013

Totò, Antonino e il null'Aosta

Una volta gli ho stretto la mano. Però, contravvenendo alla tradizionale fama che lo precede, nessun bacio. Alcuni anni fa Totò Cuffaro, ancora potente presidente della Regione Sicilia, venne a Modica per l'inaugurazione della mostra personale di una sua amica pittrice. Mi trovavo anche io lì e dunque lo incontrai. Io che non l'avevo votato e mai l'avrei votato, anzi avrei fatto qualche tempo dopo anche campagna elettorale contro. Ho ripensato spesso a quell'incontro e mi è venuto in mente in questi giorni, quando ho scoperto che il libro scritto da Cuffaro in carcere è tra i 26 ammessi alla LXVII edizione del Premio Strega (presentato dagli "Amici della domenica" Gianpiero Gamaleri e Marco Staderini).
Ci ho pensato perché da un po' mi era presa la curiosità di leggere le sue memorie dal carcere, dove si trova per favoreggiamento alla mafia. Potrei anche decidere di fare questo passo strano ed effettuare il secondo incontro della mia vita con Cuffaro, anche se indiretto e mediato dalla carta di un libro. Anche se la copertina del suo Il candore delle cornacchie è oggettivamente brutta e mi inibisce la prefazione di monsignor Rino Fisichella – quello delle "bestemmie da contestualizzare" di Berlusconi.
[Aggiornamento del 16 aprile 2013. Cuffaro è fuori dalla lista dei 12 finalisti dello Strega. Tra i favoriti c'è Aldo Busi]
C'è un altro libro che devo ancora leggere e mi fa pensare a Cuffaro. Ce l'ho sul comodino, in attesa del suo turno, ed è Antonio Ingroia. Io so, il libro di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza che raccoglie il racconto del pm-leader politico-giornalista pubblicista palermitano sulla trattativa Stato-mafia e sul ventennio berlusconiano. Mafia, politica, libri. Punti di vista diversissimi (si può dire opposti?) da quelli di Cuffaro. Se mi viene in mente un improbabile confronto tra i due libri è soprattutto perché penso che la condanna di Cuffaro è il grande successo dell'acerrimo nemico di Ingroia, quel Pietro Grasso che da procuratore nazionale antimafia preferì l'imputazione per favoreggiamento al più complesso e indefinito concorso esterno e che adesso da neo-presidente del Senato si è ritrovato sotto il fuoco delle accuse di chi invece sta dalla parte di Ingroia e di una diversa gestione delle inchieste su mafia e politica. Intanto Cuffaro è in carcere, molti degli accusati di concorso da Ingroia no. Ma inutile andare oltre, mica ho la pretesa di competere con Travaglio sul piano dialettico e documentale. E Grasso non mi ha chiesto di difenderlo.
Tutto questo per riflettere sulla politica, sulla mafia e sull'antimafia, sulla saggistica, sul fatto che in fondo una seconda opportunità non la si nega a nessuno. Totò Vasa Vasa, dietro le sbarre di Rebibbia, si è rimesso a studiare e ora scrive il suo libro di memorie.
Ingroia diventa famoso anche in politica, ma la sua Rivoluzione Civile non ha superato lo sbarramento della satira di Maurizio Crozza.

A differenza di Grasso, lui non si era dimesso dalla magistratura, bensì soltanto messo in aspettativa. Potrebbe quindi tornare a fare il magistrato ma solo in procure che si trovassero in circoscrizioni dove non si era candidato. Ma il suo simbolo pellizzavolpedano era ovunque (non in Guatemala, a dire il vero) e gli era rimasta solo la fredda Aosta, ha sentenziato il Csm.
[Aggiornamento del 19 aprile 2013. Ingroia ricorrerà al Tar. Dice che la delibera del Csm è illegittima: «Non è vero che io posso (sic) essere destinato solo ad Aosta perché solo lì non ero candidato. Infatti, quella procura ricade sotto la competenza del distretto di Corte d'appello di Torino, dove ero candidato. L'unica destinazione possibile sarebbe un ufficio nazionale, come la procura nazionale antimafia o la Corte di Cassazione». Si accontenta di poco.
Aggiornamento del 22 aprile 2013. Intanto il ministro della Giustizia Paola Severino ha firmato il decreto di reimmissione in ruolo di Ingroia ad Aosta. Dal 2 maggio gli toccherà cambiare capoluogo di regione a statuto speciale]
Un'ulteriore seconda opportunità non la si nega e Antonio Ingroia aveva trovato un aiuto imprevisto dal presidente della Regione Rosario Crocetta. Un successore di Cuffaro, accomunato a Totò solo dall'essere siciliano e cattolico, ha offerto a quello che fu il pupillo di Paolo Borsellino la presidenza di Riscossione Sicilia S.p.A., la vecchia Montepaschi Serit, insomma la società di esazione delle tasse. Lui ha accettato con riserva, in attesa del parere del Csm: non gli dispiacerebbe lavorare in quello che per decenni è stato un sistema gestito dalla mafia, soprattutto quando era il feudo dei cugini Salvo.
[Aggiornamento del 10 aprile 2013. Il Csm ha negato l'autorizzazione a Ingroia, perché, parole testuali della Terza Commissione dell'organo di autogoverno della magistratura, «non sussiste l'interesse dell'amministrazione della giustizia»]
Dalla fine del 2010 Riscossione è una società unica, prima era la partecipata della Serit. Quand'era presidente, Cuffaro si era premurato di mettere a capo suoi fedelissimi (nulla di strano, è lo spoil system all'italiana). Nel 2008, per esempio, alla guida di Riscossione Sicilia c'era l'ex segretario dell'Udc in Sicilia, Domenico Sudano, mentre il presidente della Serit era Silvio (all'anagrafe Silvestre) Liotta. Sudano a gennaio 2013 si è ritrovato senatore per un solo giorno, subentrando a Pippo Gianni sempre per l'Udc e maturando così almeno un mese e mezzo di stipendio parlamentare. Buttalo via.
Liotta invece è quello che nel 1998, da deputato di Rinnovamento Italiano, fece mancare il voto decisivo per la fiducia a Romano Prodi abbandonato da Bertinotti. Lo stesso Bertinotti che alla fine, nel 2013, ha tiepidamente appoggiato Ingroia alle elezioni.
Quando la realtà (politica) supera la fantasia (letteraria).

P.S. Non c'entra nulla con questo post – già sconclusionato di suo – ma la scoperta di un ritaglio di giornale del settembre 2008 mi ha fatto sobbalzare. Sei mesi prima che ci andassi io, Cuffaro era stato in Repubblica Democratica del Congo. Abbiamo dunque una cosa in comune.
Solo che io non ho avuto tempo per la Dc. Peccato.


Nessun commento:

Posta un commento