mercoledì 19 luglio 2017

Si fa presto a dire extracomunitari

Il 15 agosto 1474, nella mia Modica, ancora prima che gli Ebrei venissero ufficialmente cacciati dall'Europa cristiana, si verificò uno dei più gravi eccidi di ebrei della storia. Aizzati da un predicatore piuttosto invasato, i modicani di allora si mostrarono ferocemente antisemiti: morirono almeno 360 ebrei, dunque verosimilmente furono molti di più... Poi arrivò appunto il 1492 e per gli ebrei non ci fu più spazio.
In Sicilia non esiste più in pratica una comunità ebraica da allora, anche senza tragedie come quella di Modica. Sono passati oltre 500 anni (mezzo millennio suona anche meglio...) e nell'Isola alcuni gruppi ebraici hanno ottenuto dalle autorità cattoliche di poter convertire vecchie chiese in sinagoghe (a Palermo, per esempio). Ma la notizia è che adesso a Catania starebbe rinascendo una comunità ebraica, la prima nell'Italia meridionale dai tempi del bando di re Ferdinando e regina Isabella. "Starebbe", attenzione. Dietro l'operazione sembra esserci un gruppo di conservatori americani; a guidare l'aspirante comunità un avvocato catanese convertito, Baruch Triolo, che ha ottenuto dal Comune la concessione di un piano dell'International Institute for Jewish Culture. Solo che un rabbino ancora non c'è... E, soprattutto, l'operazione che tanto piace ad ambienti neo-con americani e ha trovato prevedibilmente spazio sulla stampa siciliana, al contrario è stata subito stoppata nientemeno che dalla Ucei, l'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. La presidente Noemi Di Segni ha chiarito che non ci si può unilateralmente proclamare "comunità ebraica": questa può costituirsi solo sulla base dell'intesa firmata trent'anni fa dall'Ucei e dallo Stato italiano. Un soggetto privato, anche se è un'associazione che si interessa di ebraismo, non può ottenere concessioni di beni pubblici presentandosi come "comunità" senza aver interpellato i referenti istituzionali, l'Ucei e la Comunità ebraica di Napoli.
Tanti giornali hanno amplificato la notizia della costituenda comunità  ("annunci irresponsabilmente diffusi", attacca l'Ucei), mentre la dura presa di posizione di Noemi Di Segni è stata ignorata. Ricordo che nel 2010 Stefano Di Mauro, alias Isaac Ben Avraham, siculo-americano convertito ortodosso a Miami (anche Triolo è diventato ebreo lì), fece la stessa cosa a Siracusa. Ricreata una "comunità" ebraica dopo i famosi 500 anni. Ma il tutto extra-Ucei, nel novero di una Federazione degli ebrei del Mediterraneo. Sul sito dell'associazione ci sono Siracusa, Taormina e, casualmente, Catania. La pagina sul capoluogo etneo risulta "in costruzione".

lunedì 10 luglio 2017

Il ponte sul Detroit

Il Movimento 5 Stelle ha scelto il suo candidato alle Regionali di novembre in Sicilia. Ovviamente è Giancarlo Cancelleri, deputato regionale uscente e già candidato nel 2012, molto vicino ai vertici nazionali. Ovviamente, perché lo sapevano tutti che sarebbe stato lui. E il voto online di qualche migliaio di iscritti M5S non poteva smentirlo. Tra l'altro, assomiglia molto a certe primarie di centrosinistra che i grillini considerano fasulle perché servono solo a certificare un'investitura decisa dall'alto... Il solito show di Beppe Grillo ha fatto solo da contorno.
Su QN ho intervistato Pietrangelo Buttafuoco, acutissimo osservatore delle cose siciliane (da noi sono talmente complesse che forse è meglio usare un termine generico...). E il quadro è, prevedibilmente, impietoso. Tra un M5S quasi certo della vittoria ma costretto a un bagno di realismo, una sinistra assente e da operetta, una destra che si è messa all'angolo. Con un elettorato che spesso pensa solo a se stesso.

La Sicilia come Detroit. «Io a Cancelleri (il neo designato candidato presidente grillino in Sicilia, ndr) l’ho detto: quando il Movimento 5 Stelle vincerà le regionali in Sicilia, dovrà copiare la procedura fatta per Detroit. Dichiarare il default». Pietrangelo Buttafuoco, giornalista e scrittore catanese, non ha dubbi che i grillini vinceranno a novembre. Né sul fatto che la Sicilia «non si può salvare».
Allora c’è poco da fare... La Sicilia è condannata?
«Il M5S è favorito, rappresenta il cambiamento. Ma come tutti i favoriti ha una responsabilità: conoscere la realtà delle cose. E chiunque arriverà dopo Rosario Crocetta farà di peggio. Non ce la farebbe neanche Mandrake! Resta solo dichiarare il default».
Peggio? E perché?
«La Sicilia non si può salvare finché c’è questo statuto speciale che accelera solo le condizioni di corruzione e degrado. Il ricatto del consenso, le clientele: è come una cisti, una metastasi».
Tutta colpa dell’autonomia?
«L’autonomia sarebbe bellissima. Di mio, io sarei indipendentista... Ma non con questa degenerazione e con un ceto politico così inadeguato».
Ecco, i politici. I grillini vinceranno anche perché gli altri...
«I vertici istituzionali nazionali sono siciliani: Mattarella al Quirinale, Grasso al Senato, Angelino Alfano alla Farnesina. E tutti sono partecipi della sofferenza politica della sinistra siciliana. Crocetta è il presidente con il buco (di bilancio) intorno... Resta la solita retorica della sinistra che non risolve i problemi ma li criminalizza».
Sta parlando di mafia?
«Non so se dire ‘per fortuna’ o ‘purtroppo’... ma la mafia è ormai l’ultimo dei problemi. C’è invece questa antimafia da operetta, retorica. Un’antimafia dalla quale, ad esempio, è sempre rimasto fuori Pietro Grasso. Che infatti ha detto di no alla proposta di candidarsi per il centrosinistra».
A sinistra cercano ancora il papa straniero.
«O è il papa straniero o alla fine ricandidano Crocetta, l’uomo dell’asse antimafia-Confindustria, quello che cambia continuamente assessori. La verità è che Renzi non ha mai considerato la Sicilia. E se vedi i renziani siciliani ti scanti (ti spaventi, ndr), ci vuole l’antitetanica! Si è creata una maionese impazzita con il renzismo. Esilarante quando hanno sondato pure Gaetano Miccichè, il banchiere, fratello di Gianfranco, quello di Forza Italia...».
E i vecchi della politica siciliana, l’usato garantito tipo Leoluca Orlando o Enzo Bianco?
«L’unico poteva essere Leoluca, un demiurgo che però ha deciso di godersi il suo lavoro a Palermo, l’ultima vera perla rimasta».
Diceva di Miccichè. La destra come sta invece? Candiderà Nello Musumeci?
«Probabile. Se Silvio Berlusconi ha rimesso tutto in mano a Miccichè vuol dire che non gli interessa più la Sicilia, quella del fu 61-0. Il fatto è che la Sicilia preoccupa molto i leader nazionali».
Perché?
«Qui le campagne elettorali sono come i concorsi pubblici: ognuno cerca la propria collocazione. Questo una volta era il granaio di Roma, ora è solo un granaio elettorale. E in tema di eccentricità non ci batte nessuno: il 61-0, Beppe Grillo che arriva a nuoto, siamo una terra particolare. Tutti i fenomeni del pittoresco si danno appuntamento qui...».